Quando il vento veniva da est, due vecchi e il mare

Barche da pesca in porto

Quando il vento veniva da est è la terza puntata di un’opera da me concepita, intitolata due vecchi e il mare. Un lavoro modesto e senza pretese, che segue come se fosse un’onda sentimentale le toccanti vicissitudini del protagonista del romanzo di Ernest Miller Hemingway, il vecchio e il mare. Si tratta di un commento narrato, una sorta di omaggio allo scrittore che ha saputo mirabilmente suscitare in me emozionanti riflessioni. Non saprei dire bene, ma ritengo che siano connaturate all’innata ed insopprimibile passione che provo per questo meraviglioso dono di madre natura.

Ernest Miller Hemingway, il vecchio e il mare

Quando il vento veniva da est……….

“Perché no?” disse il vecchio. “Tra pescatori.” Sedettero sulla terrazza e parecchi pescatori canzonarono il vecchio e lui non si offese. Altri, pescatori più vecchi, lo guardarono e si sentirono tristi. Ma non lo mostrarono e parlarono con garbo della corrente e a che profondità avevano gettato le lenze e del bel tempo stazionario e di ciò che avevano visto. I pescatori fortunati di quel giorno erano già rientrati e avevano già squartato i loro marlin; e li avevano trasportati distesi su due assi, con due uomini barcollanti all’estremità di ogni asse, al magazzino dei pesci dove aspettavano l’autocarro frigorifero che li portasse al mercato all’Avana. Coloro che avevano preso pescecani li avevano portati allo stabilimento sull’altra riva della baia dove li avevano issati alle carrucole per togliere il fegato, tagliare le pinne e scuoiare le pelli e ridurre la carne a strisce per metterla sotto sale.

Quando il vento veniva da est, dallo stabilimento giungeva l’odore attraverso il porto; ma oggi lo si sentiva soltanto vagamente perché il vento era indietreggiato a nord e poi si era smorzato e sulla terrazza si stava bene e c’era il sole “Santiago” disse il ragazzo. “Sì” disse il vecchio. Stava stringendo il bicchiere fra le mani e pensava a tanti anni fa. “Posso andare a cercarti le sardine per domani?” “No. Va a giocare al baseball. Sono ancora in grado di remare e Rogelio getterà la rete.” “Andrei volentieri. Se non posso pescare con te vorrei almeno esserti utile in qualche modo.”. “Mi hai comprato una birra” disse il vecchio. “Sei già un uomo.” “Quanti anni avevo la prima volta che mi hai preso sulla barca?” “Cinque, e a momenti venivi ucciso perché ho issato il pesce troppo presto e lui ha quasi fatto a pezzi la barca. Ricordi?”………..

(3) Antonio Rudas, due vecchi e il mare

Quando soffia forte da est porta l’odore del mare sulla terrazza di casa. Le goccioline sospese nell’aria impregnate di sale esaltano il respiro del vento che prima di giungere da me accarezza le onde. Con il levante forte i pescatori del golfo se ne stanno a terra. Almeno per uno o due giorni le reti riposano sulla banchina del porto senza prendersi la vita dei pesci. Gli uomini parlano tra loro ripetendosi in un rito senza tempo, quello che li vede rivaleggiare contro il solito destino. Si scambiano informazioni ma non troppe, inseguono la fortuna degli uni per non rimanere impigliati nella cattiva sorte degli altri. Cosa hai preso, come è andata, dici davvero……Il balletto delle frasi si fa imperscrutabile, più nero del caffè che scende caldo attraverso il palato, ravvivando la conversazione anche dei più miti. Ma la caccia nelle praterie marine non è come quella alle parole.

Non è nemmeno come il piombo che corre nell’aria per arrestarsi incontrando un’ala nel cielo. È filo contorto, scivola nell’acqua tenuto da mani che sondano gli abissi. Non sono occhi che scrutano la macchia ma sguardi nel vuoto. È sempre stato così, così per sempre sarà. L’uomo di mare è un lupo senza riparo, si muove guardingo su un piano che a volte ondeggia senza preavviso. La sua è una vita dura, ingrata, quando gira storta può persino non dargli scampo. Da noi non ci sono pesci così grandi che possono fare a pezzi una barca, ma calme piatte che non ti portano il pane. È triste salpare le reti per trovarle vuote, gettare una lenza nel nulla. Eppure l’uomo di mare non maledice la sorte. In silenzio attenderà la brezza leggera che viene da est, fino a quando l’estate non accenderà una nuova speranza nel suo cuore. (A.R)

Vedi la puntata precedente
Lo specchio dell’anima

La prossima puntata avrà come titolo:
Quando cambia il vento

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Responsabile del blog www.isolafantasma.it