L’isola dei dannati

Ossario Austro Ungarico - Isola Asinara

Nessuno negherebbe che l’isola dell’Asinara somigli al paradiso in terra. Chiunque abbia avuto la fortuna di ammirarne la meravigliosa natura selvaggia in cui è immersa, avrebbe dubbi a tal proposito. Eppure si sbaglierebbe non di poco. C’è stato un tempo non molto lontano in cui la splendida perla del mediterraneo divenne la porta dell’inferno. L’attuale parco nazionale nonché area marina protetta, é oggi una meta ambita dai turisti che provengono da ogni parte del mondo. Ma tra il 1915 e il 1916, venne trasformata in un campo per prigionieri di guerra, per lo più soldati austro-ungarici. Uomini dannati dalla sorte che a causa delle disperate condizioni sanitarie vi trovarono la morte. Sto parlando di una delle più tristi e penose vicende inserite nel contesto bellico della prima guerra mondiale. Quella che portò alla cattura da parte dei Serbi di un numero impressionante di militari austriaci e ungheresi, circa 60.000.

Ne nacque un caso enorme ed ingestibile. Ciò determinò l’insorgere di un problema che si sarebbe dovuto risolvere in fretta. L’Itala, interessata ad avere un ruolo di primo piano nello scacchiere dei Balcani, si fece assegnare la gestione dell’emergenza. Nonostante fosse del tutto impreparata si imbarcò in un’impresa proibitiva. In soli due mesi 24.000 prigionieri vennero deportati all’Asinara ad ondate successive. Tanti altri vi sarebbero giunti nelle settimane seguenti. Si stima che più di 1.500 uomini morirono durante il viaggio. Coloro che vi giunsero stremati e malati subirono la stessa sorte da lì a poco. Correva l’anno 1916, in appena due settimane ne morirono altri 1300, fino ad arrivare a 7000 decessi solo nei primi tre mesi di prigionia. La stazione sanitaria presente nell’Isola, voluta e istituita nel 1885 dal governo De Pretis, era assolutamente insufficiente. Per quanto ampliata con nuovi edifici risultò inadeguata a reggere un’impatto di quelle proporzioni.

La struttura sanitaria

Il nucleo più importante del compendio sanitario venne insediato a Cala Reale dove sorgevano gli stabilimenti di disinfezione. Gli altri gruppi, a distanza di qualche chilometro l’uno dall’altro, fungevano da circuito dello stesso percorso sanitario. Era basato sui cosiddetti “periodi” (1°, 2°, 3°). Tale suddivisione rispondeva al sistema delle quarantene, in cui venivano successivamente isolati i passeggeri delle navi nelle diverse fasi dell’infezione. Le zone di Campu Perdu, del Piano degli Stretti e di Fornelli, divennero campi di prigionia per molte decine di migliaia di prigionieri. Nell’area di Tumbarino si realizzò un campo di quarantena sanitaria. È giusto ricordare che molti prigionieri dell’esercito serbo riuscirono a salvarsi dalle epidemie grazie all’impegno di quello italiano guidato dal comandante Generale Ferrari. Anche le testimonianze storiche danno conto del fatto che l’isola avesse strutture del tutto insufficienti ad accogliere quella moltitudine di disperati.

L’Asinara sferzata dal gelido maestrale, col problema cronico dovuto alla scarsità dʼacqua potabile, non avrebbe davvero potuto fare di meglio. Gli uomini indeboliti fino allo stremo e già provati dalla guerra, dalla fame e dalle malattie, dovettero necessariamente essere ammassati dentro rifugi di fortuna. Le precarie condizioni igieniche facilitarono il diffondersi del tifo e del colera che non risparmiò nemmeno i carcerieri.

L’ossario di Campu Perdu

Anni dopo la fine del conflitto, il governo Austriaco chiese a Benito Mussolini di costruire l’ossario all’Asinara, la richiesta venne accolta. La struttura ubicata a Campu Perdu risale al 1936, contiene i resti mortali di 7048 militari austro-ungarici, tutti vittime della guerra. Le povere ossa sono state disposte in un’unica grande camera ripartita in 18 vetrine. A vegliarli tre dipinti su ceramica, la Madonna, San Giuseppe e Santo Stefano. A Cala Reale, nel luogo in cui i soldati prigionieri vennero fatti sbarcare per essere condotti nel lazzaretto, è stata edificata una cappella secondo lo stile architettonico del loro Paese. Si tratta di una struttura interamente fatta di blocchi di cemento, nella facciata vi sono quattro piccole colonne ed un basso rilevo raffigurante la Pietà. Il forno crematorio è stato trasformato in chiesa nell’anno 1950. Il camino dal quale si è innalzato l’acre fumo dei cadaveri è diventato un campanile.

Nelle buie giornate d’inverno quando sferza forte il maestrale, nei pressi di Campu Perdu si possono udire dei lamenti. Forse sono le voci portate dal mare che nel vento gridano qualcosa sull’isola dei dannati. Qualcosa che i vivi non possono capire. Però basta attendere una delle tante giornate di quiete che abbracciano l’Asinara per intuirne il significato. Ho provato a tradurlo in questo modo, spero che anche voi possiate condividerlo.

“Nessuno è dannato per l’eternità. Lo dimostra questa stessa isola in cui si aprì una delle porte dell’inferno. Per questo, uomini e donne che venite in pace, godetevi il ritrovato paradiso aborrendo per sempre la guerra.”(A.R.)

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Responsabile del blog www.isolafantasma.it