Lavoratori fatte attenzione ai monopattini

Una mamma con la figlia

Avrete senz’altro sentito parlare di quella povera donna licenziata per aver preso dalla spazzatura un monopattino. Lo avrebbe voluto regalare al figlio in occasione del Natale. L’azienda per la quale lavorava, una municipalizzata di Torino addetta alla raccolta dei rifiuti urbani, l’ha gettata sulla strada accusandola di furto. Il giudice del lavoro applicando correttamente la legge ritenne giusto il licenziamento. La poveretta che già non nuotava nell’oro, si è trovata ad affrontare una drammatica situazione familiare. Babbo Natale evidentemente per nulla offeso dall’essere stato rimpiazzato nella consegna dei doni, ne ha parlato ad un suo amico del cielo. L’operatrice ecologica, così si chiamano oggi gli spazzini, a distanza di circa un’anno ė stata reintegrata nel suo posto di lavoro. Non che l’azienda si fosse impietosita ripensandoci, figuratevi. Ma perché i giudici d’appello hanno ribaltato la sentenza di primo grado. Insomma furto non era.

In pratica quel monopattino era stato portato nel deposito dei rifiuti da un suo collega proprio per farlo avere all’operaia così che potesse regalarlo al figlio. Le persone normali si staranno chiedendo come sia possibile che in un paese sano ed evoluto accadano cose del genere. Tuttavia la questione è molto più complessa di quanto appaia. Infatti la spazzatura che viene ritirata dagli operatori ecologici, risulta di proprietà dell’azienda dalla quale dipendono. Secondo questo ovvio presupposto, tanto logico quanto giuridicamente banale, quando mettiamo nei cassonetti gli oggetti che non vogliamo più tenere con noi, stiamo effettuando un trasferimento di proprietà. Per semplificare si potrebbe dire così: Ho qualcosa che non mi serve più, la considero un rifiuto, quindi decido di privarmene trasferendone la proprietà a qualcuno che me ne liberi. Tuttavia c’è qualcosa che non quadra. Infatti questo qualcuno non è uno qualunque.

La tassa sui rifiuti urbani

Tutti paghiamo la tassa comunale per lo smaltimento dei rifiuti. Non stiamo dando soldi a qualcuno per subentrare alla nostra proprietà ma per smaltirla, specie quando va al macero e non viene riciclata. Potrà sembrare una sottigliezza ma non lo è affatto. l’Azienda che raccoglie i miei oggetti è remunerata grazie alla tassa che pago per garantirne il ritiro. Non l’ho mai autorizzata a considerarli suoi. È semplicemente tenuta a smaltirli anche facendoli transitare per il suo deposito. La lavoratrice è stata licenziata in quanto si sarebbe impossessata di un giocattolo dismesso. I giudici di seconda istanza hanno stabilito che non poteva esserlo perché il monopattino lo ebbe da un collega che lo portò in deposito per lei. In somma, la corte d’appello ha attribuito la proprietà dell’oggetto ad un soggetto giuridico diverso dell’azienda per farne derivare l’illegittimità del licenziamento.

Ma avranno chiesto al generoso collega di provare che quel monopattino fosse veramente il suo?

Certamente non era tenuto a conservare il titolo di proprietà (vedi scontrino), quindi sarebbe stato inutile. Insomma l’uomo ha semplicemente voluto aiutare la collega in difficoltà che l’azienda con tanta faciloneria aveva licenziato. Riassumendo: Non ha sbagliato il giudice di primo grado applicando correttamente la legge. Bene ha fatto la corte d’appello, (sempre applicando la legge), a ribaltare la sentenza di primo grado. Tanto di cappello a quel lavoratore che è andato in soccorso della collega. Senza la sua testimonianza non ci sarebbe stato niente da fare. A questo punto però la domanda sorge spontanea, quanto è costato alla collettività quel monopattino sgangherato? Tra giudici distolti da casi più importanti, avvocati, stipendi da risarcire alla lavoratrice, onorari ai burocrati e quant’altro, credo non meno di 60.000€.

C’è da augurarsi che la municipalizzata di Torino destini ad incarichi più idonei coloro i quali hanno licenziato la lavoratrice. Senza un minimo di buon senso nel rapporto col personale e la realtà, non si possono avvolgere mansioni di comando evitando di danneggiare il prossimo. Mettere sulla strada una mamma solo per aver preso dalla spazzatura un giocattolo dismesso è un’azione che qualifica chi la compie. In quanto ai lavoratori del settore e non solo, consiglio di fare molta attenzione ai monopattini. Ovviamente non mi riferisco al telaio, ma alle rotelle che fanno girare le menti poco raffinate di certi capi. (A.R)

Informazioni su Antonio Rudas 95 Articoli
Responsabile del blog www.isolafantasma.it