Buon anno

Buon anno

Buon anno cari lettori del Blog. Il 2018 è alle nostre spalle, il 2019 scalpita per prendersi quanto gli spetta. Noi semplici mortali possiamo sperare che non sia eccessivamente ingrato, ma che al contrario possa dimostrarsi un pochino generoso nei confronti dei bisognosi. Nel nostro bel Paese come in tutto il Pianeta ci sono ancora troppe diseguaglianze e ingiustizie. Aumentano le paure e le ansie, diminuiscono le certezze. Eppure non servirebbe moltissimo, le necessità fondamentali della razza umana si soddisfano principalmente col cibo ed un tetto sopra la testa. Se poi ci fosse la pace ed il rispetto reciproco vivremmo tutti in un meraviglioso paradiso. Invece nonostante i grandi progressi fatti dall’Uomo sul piano tecnologico, l’organizzazione della società in cui è inserito, non permette a tutti di avere i mezzi necessari per vivere dignitosamente, manca il lavoro. Questo dipende essenzialmente dalla nostra natura che ci rende generalmente degli esseri egoistici. 

Buon anno dunque ai poveri di spirito, a chi ha tanto e non da nulla, agli ingiusti, ai violenti ed ai persecutori. Buon anno ai politici che prendono in giro il Popolo, ai sacerdoti che vendono nelle loro lussuose chiese un falso Dio. Buon anno sincero, che sia anche l’ultimo! L’ultimo in cui debbano vivere la loro sciagurata esistenza. È l’augurio che mi sento di fare a questa povera gente “benestante”. Che si possano finalmente destare dal sonno profondo degli ingiusti per trovare nell’altruismo e nella giustizia la strada che conduce alla vera felicità. Che il vento sia dunque con loro, che sia forte e deciso, in grado di spazzare via ogni ombra dalle loro anime. Escano dall’oscurità che per destino non meritano. Ma ora mi taccio, come avevo già fatto augurandovi Buon Natale, vorrei donarvi un piccolo racconto che ho scritto per col cuore. Ciao cari amici.

Io sono il vento

Buon anno disse un povero viandante all’unico essere che sembrava fargli compagnia sulla via. Da troppo tempo vagabondava per il mondo senza un po’ di calore. Non era il freddo sulla pelle a infastidirlo, ma quello che portava nel cuore. Gli mancava moltissimo ciò che non aveva mai avuto e sempre desiderato, il tepore del fuoco di un camino, l’affetto di una famiglia. Si sentiva così solo e sperduto che gli rivolse la parola sperando che quel soffio incessante fosse in grado di rispondergli. Immedesimandosi nel solitario mare che tanto amava chiese: Chi sei tu che muovi le acque, sollevi flutti di spuma e spingi i legni degli umani? Da dove viene la tua forza, l’urlo impetuoso che copre le melodie delle sirene? Quale Dio ha evocato la tua venuta tra le sconfinate e vellutate distese di sabbia? Dove prendi l’ispirazione per dar forma alle vette imbiancate delle mie onde? 

Buon anno insistette il povero uomo che sembrava non ottenere risposta. – Dimmi perché  ti ostini a cavalcare il selvaggio ardore della tempesta e infine plachi la tua ira lasciando parvenze di calma irreale? Io sono colui che non é rispose il vento, le mie sembianze sono il caldo respiro della stagione più bella, ma anche del freddo alito dell’inverno. Non ho volto ne voce, se non quello delle creature che sfioro durante la mia corsa. Sono colui che diviene attraverso le movenze delle vostre esistenze altrimenti vane. Mi sollazzo ondeggiando l’erba sui prati, gioisco a scompigliare i cappelli delle femmine gravide d’amore. Rovescio la pioggia sul mondo, provoco la folgore e il tuono, modello le dune del deserto, sollevo le foglie nella foresta. Sono un’angelo che improvvisa musica tra i rami degli alberi e un demone che sibila lamenti nei dirupi tra le carcasse degli animali svuotate della loro esistenza. 

Buon anno viandante solitario, non ti angustiare. Sappi che sono come una madre che canta la ninna nanna ai bimbi dietro le finestre gelate. Tengo vivo il fuoco per cuocere il pane degli uomini e scaldare i loro freddi corpi. Smuovo le bandiere degli ideali, ma anche la polvere in cui a volte precipitano. Il mio Dio é generoso come il vino che stordisce la malinconia nelle apatiche bonacce estive. Previdente come il dolore che non viene per il male ma per mettere in guardia il suo ingrato artefice. Io sono il vento, creatura dell’universo, vago da sempre in sconfinati spazi aperti, la vita é mia sorella il tempo mio fratello. Io sono il vento, colui che viene, che ama più di ogni altra cosa accompagnarsi alle anime sperdute e senza dimora come la tua. 

Sono come un sogno nel destino degli umani che attendono di dissolversi in me per viaggiare in un luogo migliore. (A.R)

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Responsabile del blog www.isolafantasma.it